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Planimetria del centro termale Terme di Roma con piscine, servizi e aree principali
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Il sistema sanitario dopo la pandemia: perché le terme sono parte della soluzione

Il sistema sanitario dopo la pandemia: perché le terme sono parte della soluzione

Sanità e Territorio

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  • 19/04/2026

I dati internazionali certificano ciò che pazienti e medici sperimentano ogni giorno: i sistemi sanitari occidentali non si sono mai pienamente ripresi dal 2020. In questo quadro, la medicina termale può — e deve — rivendicare un ruolo nuovo.

 

Un sistema che non si è più ripreso

Qualcuno ricorderà la primavera del 2020: ospedali svuotati per decreto, reparti riconvertiti, interventi programmati sospesi a tempo indeterminato. Si trattava, nelle intenzioni, di una misura temporanea. A cinque anni di distanza, The Economist — nella sua analisi più recente sui sistemi sanitari delle democrazie avanzate — certifica ciò che molti medici e pazienti sperimentano ogni giorno: quella sospensione non è mai davvero finita.

I dati internazionali raccontano una storia coerente e preoccupante. Nelle sale d'attesa dei pronto soccorso si aspetta il doppio rispetto al 2019. Le liste per interventi programmati — protesi all'anca, cataratte, by-pass — non si sono mai del tutto smaltite. I pazienti in attesa si ammalano di più, e quando arrivano alle cure ne richiedono di più intensive. Un circolo vizioso documentato, non un'impressione soggettiva.

L'Italia non fa eccezione. Anzi.

Il caso italiano: un'emergenza strutturale con radici antiche

Il Servizio Sanitario Nazionale ha affrontato la pandemia con una dotazione di posti letto ospedalieri già tra le più basse d'Europa per abitante, dopo vent'anni di tagli lineari dettati da vincoli di bilancio. La crisi ha aggravato fragilità preesistenti.

Oggi il quadro è severo. Le liste d'attesa per visite specialistiche e diagnostica restano insostenibili in quasi tutte le Regioni, con tempi che in alcune aree superano i 18 mesi per prestazioni non urgenti. La desertificazione della medicina territoriale — già fotografata dal PNRR come priorità — si è accentuata: medici di medicina generale che coprono bacini sempre più ampi, guardie mediche sottodimensionate, ambulatori chiusi nei comuni minori. Il fenomeno del turismo sanitario interno vede i pazienti del Sud e delle aree interne convergere sulle strutture del Centro-Nord, saturandole ulteriormente. La spesa privata out-of-pocket degli italiani per la sanità ha raggiunto livelli record: chi può, paga di tasca propria per accedere in tempi ragionevoli. Chi non può, aspetta o rinuncia.

La rinuncia alle cure — tecnicamente definita unmet need — è il dato più allarmante. Secondo l'Istat, una quota crescente di italiani dichiara di aver rinunciato a prestazioni sanitarie necessarie per motivi economici o di lista d'attesa. Ogni rinuncia è un'occasione mancata di diagnosi precoce. Ogni diagnosi tardiva è una patologia più costosa e più invalidante da trattare.

La sfida demografica: la cronicità è il vero carico

L'analisi internazionale pone l'accento su un cambiamento strutturale che trascende la pandemia: nelle società che invecchiano, la composizione del carico sanitario si sposta inevitabilmente dalla patologia acuta a quella cronica. Meno fratture da trauma, più scompensi cardiaci. Meno appendiciti, più diabete di tipo 2, BPCO, artrosi, ipertensione, osteoporosi.

L'ospedale — nato storicamente per rispondere all'urgenza e alla chirurgia — è lo strumento meno adatto a gestire la cronicità.

È costoso, iperspecialistico, e fondamentalmente episodico: vede il paziente nel momento acuto, poi lo restituisce al territorio senza un presidio continuativo. È precisamente in questo spazio — tra l'ospedale e il nulla — che si apre l'opportunità strategica per la medicina termale.

Le terme come hub di medicina territoriale: non retorica, ma infrastruttura

Acque Albule è la seconda struttura termale d'Italia per numero di accessi. Ogni anno eroghiamo decine di migliaia di cicli terapeutici — inalazioni, balneoterapia, fangoterapia, idropinoterapia — a pazienti con patologie respiratorie croniche, osteoarticolari, dermatologiche, ginecologiche. Pazienti che il SSN ci invia attraverso il canale convenzionato, con prescrizione medica.

Questa è già medicina. Non benessere. Non turismo. Medicina.

Eppure il potenziale delle terme come nodo della rete sanitaria territoriale rimane largamente sottoutilizzato, per ragioni che sono insieme culturali, normative e politiche. Proviamo a immaginare — o meglio, a costruire — quello che le terme potrebbero essere in un sistema sanitario che abbia il coraggio di riformarsi:

  1. Presidio di prevenzione attiva. Le patologie croniche che soffocano gli ospedali hanno quasi tutte una componente prevenibile. Un ciclo termale annuale per il paziente con BPCO lieve-moderata ritarda la progressione della malattia, riduce le riacutizzazioni, abbassa il numero di ricoveri. La letteratura scientifica lo documenta. Il sistema tariffario del SSN non lo remunera adeguatamente.
  2. Setting riabilitativo post-ospedaliero. Dopo un intervento ortopedico, dopo un episodio cardiovascolare, dopo una patologia oncologica, il paziente necessita di un percorso di recupero che non può svolgersi interamente in ospedale né essere lasciato alla sola gestione domiciliare. Le strutture termali — dotate di piscine terapeutiche, fisioterapisti, medici specialisti, ambienti a misura di persona — sono naturalmente attrezzate per questo ruolo.
  3. Hub di medicina integrata. È esattamente il modello che stiamo sperimentando ad Acque Albule con il progetto "Le Acque Albule come HUB di Medicina Integrata", presentato nella conferenza ECM del 18 aprile 2026. La tesi è semplice: la medicina termale non va difesa in quanto tradizione, ma riposizionata in quanto infrastruttura. Un luogo dove il medico di medicina generale, lo specialista, il fisioterapista, il nutrizionista e il farmacista lavorano in rete intorno al paziente cronico, fuori dall'ospedale.
  4. Presidio di prossimità nei territori a rischio di desertificazione sanitaria. Tivoli Terme non è Milano. Il bacino di utenza delle Acque Albule comprende comuni dell'hinterland romano e della Tiburtina dove l'offerta sanitaria pubblica territoriale è già critica. Una struttura termale convenzionata, dotata di poliambulatorio, può svolgere — nei fatti — la funzione che le Case di Comunità del PNRR promettono sulla carta.

Cosa serve per realizzarlo

Sarebbe disonesto presentare questo scenario come già raggiunto. Ci sono ostacoli reali, che è utile nominare.

Il primo è normativo: il nomenclatore tariffario delle prestazioni termali convenzionate non viene aggiornato in modo sistematico da decenni. Le tariffe non coprono i costi reali dell'erogazione, e disincentivano gli investimenti in qualità e innovazione.

Il secondo è culturale: la medicina termale fatica ancora a essere riconosciuta come disciplina scientifica a pieno titolo nelle università italiane. Il lavoro di legittimazione è lungo, e passa necessariamente attraverso la ricerca peer-reviewed, il dialogo con le società scientifiche, la formazione continua degli operatori.

Il terzo è politico: i decisori regionali e nazionali tendono a vedere le terme come voce di spesa, non come leva di risparmio sistemico. Eppure ogni ciclo termale che previene un ricovero vale — in termini di costo evitato — molto più della retta convenzionata che il SSN paga.

Il momento è adesso

Il sistema sanitario italiano, come quelli di tutti i paesi avanzati, è sotto pressione strutturale. Non uscirà da questa pressione costruendo altri ospedali: non ci sono le risorse, né i tempi. Ne uscirà distribuendo il carico di cura su una rete territoriale più capillare, più preventiva, più integrata.

Le terme sono parte di quella rete. Non una parte marginale o folkloristica: una parte con infrastrutture fisiche esistenti, con competenze mediche consolidate, con un rapporto di fiducia costruito nel tempo con i pazienti.

Acque Albule — Terme di Roma — è pronta a fare la sua parte. Lo stiamo già facendo. Ma perché il modello si dispieghi appieno, serve che la politica sanitaria smetta di guardare alle terme come a un retaggio del passato e cominci a vederle per quello che sono: un'infrastruttura del futuro.

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Articolo pubblicato sul blog di Terme di Roma
nell'ambito del progetto culturale e scientifico
«Le Acque Albule come HUB di Medicina Integrata».

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